• Sab. Apr 25th, 2026

Spari sull’Anpi a Roma dopo il corteo del 25 aprile: coppia ferita al Parco Schuster, aggressore in fuga su scooter

Due iscritti all’Anpi colpiti con una pistola softair a Roma nel giorno della Liberazione: la Digos indaga sull’attacco avvenuto in via delle Sette Chiese, vicino al Parco Schuster.

Un attacco nel giorno più simbolico dell’anno

Spari sull'Anpi a Roma dopo il corteo del 25 aprile
Spari sull’Anpi a Roma dopo il corteo del 25 aprile

C’è qualcosa di profondamente inquietante nell’immagine di una coppia con il fazzoletto rosso dei partigiani al collo, che cammina tranquilla cercando un bar dopo aver sfilato nel corteo del 25 aprile, e si ritrova improvvisamente sotto il fuoco di un’arma. Non una rissa, non una colluttazione: un agguato deliberato, freddo, in pieno giorno, nel bel mezzo di una delle giornate più cariche di significato civile e storico per l’Italia intera.

È questo lo scenario che si è consumato oggi a Roma, in via delle Sette Chiese, nel quartiere San Paolo, a pochi passi dal Parco Schuster, teatro da anni del comizio conclusivo della manifestazione organizzata dall’Anpi per l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Cosa è successo: la ricostruzione dell’aggressione

Al termine del corteo, mentre la piazza si stava svuotando e la festa si stava sciogliendo tra la gente, un uomo e una donna — marito e moglie, entrambi iscritti all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia — si stavano allontanando a piedi verso via delle Sette Chiese. Indossavano entrambi il fazzoletto rosso dell’Anpi al collo, il simbolo più riconoscibile della loro appartenenza.

A quel punto, un uomo a bordo di uno scooter chiaro si è avvicinato. Aveva il casco integrale con visiera abbassata e indossava una giacca verde militare. Si è fermato a una distanza di circa dieci metri dalla coppia, ha estratto quella che viene descritta come una pistola softair — un’arma ad aria compressa utilizzata normalmente nel contesto ludico-sportivo — e ha esploso almeno tre colpi.

Le ferite riportate dalla coppia

Il marito è stato colpito vicino alla gola e alla guancia. La moglie ha riportato una ferita alla spalla. Entrambi hanno subito lievi escoriazioni, senza conseguenze gravi per la loro salute fisica. Il 118 è intervenuto sul posto e i due sono stati trasportati in ambulanza per le cure del caso.

Dal punto di vista fisico, stanno bene. Ma la presidente del comitato provinciale dell’Anpi di Roma, Marina Pierlorenzi, ha tenuto a sottolineare che i due feriti sono “estremamente scioccati” per quanto accaduto. Un trauma comprensibile, considerando le circostanze.

L’annuncio dal palco e la reazione dell’Anpi

La notizia dell’accaduto è stata data direttamente dal palco del Parco Schuster, mentre la manifestazione si stava ancora concludendo. Gli organizzatori hanno interrotto la musica per avvisare la folla presente: “Attenzione, hanno sparato a due nostri compagni con una pistola ad aria compressa. Sono tutte e due in ambulanza e non sono gravi. Un gesto gravissimo che noi stiamo denunciando alle autorità.”

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia non ha usato mezzi termini nel definire l’episodio. “Quello che è successo è una cosa gravissima”, ha ribadito l’Anpi, precisando che i due feriti “stanno bene” ma che l’accaduto non può essere minimizzato né ignorato.

Le indagini della Digos e del commissariato San Paolo

Sul posto sono intervenuti gli investigatori della Digos e gli agenti del commissariato Colombo. Sono state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, che potrebbero aver ripreso dettagli utili a identificare lo scooter e il suo conducente. Al momento non viene esclusa alcuna pista investigativa.

L’aggressore è riuscito a fuggire immediatamente dopo aver sparato, approfittando della confusione del momento post-corteo. Secondo le prime ricostruzioni, era solo a bordo del mezzo — anche se in un primo momento si era ipotizzata la presenza di un secondo passeggero.

Il contesto: una giornata già segnata dalle tensioni

L’episodio degli spari non è stato l’unico momento di tensione in una giornata già complessa sul fronte dell’ordine pubblico. Sia a Roma che in altre città italiane si sono registrate contestazioni e momenti di scontro durante le manifestazioni per l’81esimo anniversario della Liberazione.

A Milano, la Brigata Ebraica è stata costretta ad abbandonare il corteo dell’Anpi tra le contestazioni, un episodio che ha fatto molto discutere e che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei confini tra solidarietà politica e posizioni conflittuali all’interno delle stesse piazze della sinistra italiana.

Il significato simbolico dell’attacco

Ma è l’episodio di Roma, con la sua brutalità silenziosa e premeditata, a colpire più nel profondo. Non una discussione accesa, non un confronto degenerato: un uomo con il volto coperto che si avvicina in scooter, spara e scappa. Un’azione che ha tutti i connotati di un gesto intimidatorio consapevole, scelto deliberatamente nel giorno in cui l’Anpi è massimamente visibile e riconoscibile.

Il fazzoletto rosso al collo dei due feriti non era un accessorio: era una dichiarazione di appartenenza. E qualcuno ha scelto proprio quel simbolo, in quel giorno, come bersaglio.

La risposta delle istituzioni

L’episodio ha immediatamente suscitato reazioni trasversali. Diverse voci politiche e istituzionali hanno condannato l’attacco, sottolineando la gravità di un gesto che non colpisce solo due persone, ma tenta di intimidire chi sceglie di celebrare pubblicamente i valori della Resistenza e della Repubblica.

Le indagini sono in corso e gli investigatori confidano che le telecamere di sorveglianza possano fornire elementi decisivi per identificare l’aggressore nel più breve tempo possibile.

Un gesto che interroga tutti

Quello che è accaduto in via delle Sette Chiese va letto non solo come un fatto di cronaca, ma come un segnale. In un paese in cui la memoria storica è sempre più terreno di scontro, colpire due persone anziane con il fazzoletto partigiano al collo, nel giorno della Liberazione, è un atto che parla una lingua molto precisa.

La domanda che resta aperta — per gli investigatori, per le istituzioni e per l’intera opinione pubblica — è chi si nascondeva sotto quel casco integrale, e cosa voleva davvero comunicare con quei tre colpi.

Cosa ne pensate? Lasciate un commento: secondo voi, episodi come questo sono destinati a rimanere isolati o segnalano qualcosa di più preoccupante nel clima politico e sociale del paese?