Davide Barzan, noto volto televisivo e consulente spesso presente nei programmi dedicati alla cronaca giudiziaria, è finito al centro di un’indagine della Procura di Bergamo. Gli investigatori ipotizzano reati di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio, mentre la difesa respinge ogni accusa e parla di totale estraneità ai fatti.
Davide Barzan sotto inchiesta: cosa sta accadendo
Per anni il pubblico lo ha visto intervenire in televisione come consulente e commentatore di casi giudiziari particolarmente seguiti. Oggi però Davide Barzan si trova dall’altra parte della notizia.
La Procura di Bergamo ha infatti avviato un’inchiesta che coinvolge Barzan e il consulente finanziario Pierluigi Chieffi. Le accuse ipotizzate dagli investigatori sono pesanti: bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio nell’ambito del fallimento della società CoGeIn di Madone, in provincia di Bergamo. Secondo gli inquirenti, il danno economico complessivo potrebbe aggirarsi intorno a un milione di euro.
L’indagine arriva dopo mesi di attenzione mediatica e dopo alcune denunce pubbliche che avevano già portato il caso all’attenzione nazionale attraverso un servizio della trasmissione televisiva Le Iene.
Le perquisizioni e il sequestro di beni
L’inchiesta coordinata dalla magistratura bergamasca ha portato a una serie di accertamenti eseguiti in diverse località italiane e anche all’estero.
Gli investigatori hanno svolto perquisizioni e controlli patrimoniali particolarmente approfonditi, avvalendosi persino di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante nascosto. Parallelamente, il giudice ha disposto il congelamento di beni e disponibilità finanziarie per un valore vicino ai 450 mila euro, individuati tra Italia e Lituania.
Si tratta di una misura cautelare finalizzata a preservare eventuali somme che potrebbero essere collegate alle ipotesi di reato contestate dagli inquirenti.
La storia della CoGeIn
Al centro dell’intera vicenda c’è la CoGeIn, azienda fondata nel 1995 e per lungo tempo gestita dalla famiglia Nervi.
Secondo la ricostruzione investigativa, fino a pochi anni fa la società presentava una situazione economica considerata stabile. I ricavi superavano il milione e mezzo di euro e l’impresa risultava in utile. Successivamente, però, sarebbe avvenuto il passaggio di proprietà che oggi rappresenta uno dei punti chiave dell’indagine.
Gli investigatori sostengono che l’azienda sarebbe stata ceduta per circa 40 mila euro a uno degli attuali indagati. Proprio questa operazione è finita sotto la lente della Procura, che ritiene il prezzo non coerente con il valore reale della società.
Le contestazioni sulla vendita
Secondo l’ipotesi accusatoria, dopo il primo pagamento da 20 mila euro sarebbero stati rappresentati alla precedente proprietà alcuni debiti che, secondo gli inquirenti, non avrebbero trovato un effettivo riscontro.
Questa situazione avrebbe convinto Silvia Nervi e il suo compagno a versare ulteriori somme di denaro. La Procura ritiene che attraverso tale meccanismo sarebbero stati ottenuti circa 122 mila euro e proprio questo aspetto costituisce una parte fondamentale dell’accusa di truffa aggravata.
Naturalmente si tratta, allo stato attuale, di ipotesi investigative che dovranno essere verificate nel corso del procedimento.
Il ruolo di Pierluigi Chieffi
Tra gli indagati figura anche Pierluigi Chieffi, consulente finanziario residente nel Riminese.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, inizialmente il suo coinvolgimento nella società sarebbe stato limitato a una funzione di supporto tecnico. Con il passare del tempo, tuttavia, il suo ruolo sarebbe diventato sempre più rilevante fino ad arrivare alla fase di liquidazione dell’impresa.
Gli inquirenti stanno cercando di chiarire quali siano state le responsabilità effettive dei soggetti coinvolti e quale sia stato il loro contributo nelle operazioni che hanno preceduto il dissesto dell’azienda.
Va inoltre ricordato che Chieffi si trova già detenuto a Rimini per l’esecuzione di condanne relative ad altre vicende giudiziarie. Il suo nome compare anche in un procedimento separato riguardante l’incendio che distrusse l’automobile di Davide Barzan nella primavera dello scorso anno. Si tratta però di un fascicolo distinto dall’indagine sulla CoGeIn.
Il caso raccontato da Le Iene
La vicenda era già diventata di interesse pubblico grazie a un servizio realizzato dal giornalista Gaston Zama per Le Iene.
In quell’occasione Silvia Nervi aveva raccontato davanti alle telecamere il rapporto instaurato con Davide Barzan. La donna aveva spiegato di aver conosciuto il consulente durante un periodo particolarmente delicato della sua vita e di aver sviluppato nel tempo un rapporto di grande fiducia nei suoi confronti.
Quelle dichiarazioni contribuirono a portare il caso sotto i riflettori mediatici molto prima dell’apertura dell’attuale fase investigativa.
L’ipotesi dello svuotamento delle casse societarie
Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda la presunta gestione delle risorse economiche dell’azienda dopo il cambio di proprietà.
Secondo la Guardia di Finanza, la situazione economica della CoGeIn sarebbe peggiorata rapidamente proprio nel periodo successivo all’acquisizione della società. Gli investigatori ritengono che vi sia stata una progressiva fuoriuscita di denaro dalle casse aziendali.
Le verifiche patrimoniali hanno portato a ricostruire movimenti finanziari che avrebbero interessato conti correnti aperti sia in Italia sia all’estero.
I trasferimenti di denaro all’estero
La Procura ritiene che circa 285 mila euro siano transitati attraverso conti riconducibili agli indagati.
Una parte delle somme, secondo quanto emerso dagli accertamenti riportati nell’inchiesta, sarebbe passata anche attraverso rapporti bancari in Germania oltre che in altri Paesi europei. Gli investigatori sostengono che nel giro di circa sedici mesi la società sarebbe stata progressivamente privata delle proprie risorse economiche.
Si tratta di elementi che rappresentano il cuore dell’accusa e che saranno oggetto di approfondimento nelle successive fasi processuali.
La replica di Davide Barzan
Davide Barzan respinge con fermezza tutte le contestazioni.
Attraverso i propri legali, Marlon Lepera e Nunzia Barzan, il consulente ha dichiarato la propria totale estraneità ai fatti oggetto dell’indagine. Dopo le perquisizioni ha inoltre espresso fiducia nel lavoro della magistratura e ha ringraziato la Guardia di Finanza per la correttezza dimostrata durante le operazioni investigative.
La difesa sostiene che Barzan non avrebbe mai ricevuto denaro proveniente dalla società successivamente finita in liquidazione.
Anche Pierluigi Chieffi, tramite i propri avvocati, ha respinto le accuse e ha ribadito di aver collaborato con gli organi della procedura e con gli investigatori. Secondo la linea difensiva, sarà il procedimento giudiziario a chiarire nel dettaglio le responsabilità di ciascun soggetto coinvolto.
Un’inchiesta ancora tutta da chiarire
L’indagine della Procura di Bergamo si trova in una fase ancora preliminare e dovrà stabilire se le ipotesi formulate dagli investigatori troveranno conferma.
Da una parte vi è la ricostruzione accusatoria che parla di operazioni sospette, trasferimenti di denaro e presunto svuotamento delle casse aziendali; dall’altra le difese degli indagati che negano ogni addebito e rivendicano la propria estraneità.
Sarà quindi l’evoluzione dell’inchiesta a chiarire definitivamente cosa sia realmente accaduto nella gestione della CoGeIn e quali eventuali responsabilità possano emergere nei confronti delle persone coinvolte.
