Nuovo capitolo nella riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. La difesa di Andrea Sempio ha effettuato un test con lo stesso modello di scarpe Frau indicato dagli investigatori per verificare la compatibilità con l’impronta a pallini trovata sulla scena del crimine. Al centro del confronto ci sono misura, larghezza del piede e interpretazione delle consulenze tecniche.
Delitto di Garlasco, la difesa di Andrea Sempio punta sulle scarpe
Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi continua a essere al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica. Tra gli elementi che stanno alimentando il confronto tra accusa e difesa nella nuova fase investigativa emerge ancora una volta la questione dell’impronta di scarpa rinvenuta all’interno della villetta di Garlasco.
La difesa di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato nell’ambito delle nuove indagini, ha deciso di effettuare una verifica pratica utilizzando lo stesso modello di calzatura che, secondo gli accertamenti tecnici, avrebbe lasciato la caratteristica impronta a pallini rilevata sulla scena del delitto.
L’obiettivo era semplice: verificare se quelle scarpe possano essere realmente compatibili con il piede dell’indagato.
Il test con le scarpe Frau dell’epoca
La prova è stata organizzata dal collegio difensivo di Sempio, che dopo una lunga ricerca è riuscito a recuperare due paia di scarpe Frau in camoscio dotate della particolare suola a pallini finita al centro delle perizie.
Le scarpe utilizzate per il test erano di taglia 42 e 43, le due misure considerate possibili dagli esperti incaricati dalla Procura nell’analisi dell’impronta. Secondo la ricostruzione emersa durante la trasmissione televisiva “Quarto Grado”, Andrea Sempio ha indossato entrambe le calzature per consentire ai consulenti della difesa di effettuare le verifiche necessarie.
Dall’esperimento sarebbe emerso, secondo i legali, un dato ritenuto significativo: le scarpe non risulterebbero compatibili con la conformazione del piede dell’indagato, in particolare per quanto riguarda la larghezza.
La posizione dei legali
A commentare l’esito della prova è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, che ha spiegato come il lavoro svolto dalla difesa sia partito dalla ricerca delle stesse scarpe utilizzate all’epoca dei fatti.
Il legale ha sottolineato che il reperimento di quel modello specifico avrebbe richiesto mesi di lavoro e che una delle due paia utilizzate presentava addirittura una suola leggermente più lunga rispetto all’altra. Secondo la difesa, una volta indossate da Sempio, le scarpe avrebbero mostrato una chiara incompatibilità con il suo piede.
La strategia difensiva punta quindi a contestare una delle ipotesi che stanno emergendo nelle nuove indagini, ovvero che l’impronta possa essere compatibile anche con Andrea Sempio.
Il nodo della larghezza del piede
Più ancora della lunghezza della scarpa, il punto su cui si concentra il confronto riguarda la larghezza dell’impronta.
Secondo quanto emerso dalle consulenze richiamate dalla difesa, l’impronta a pallini individuata dai RIS avrebbe una larghezza di circa 9,5 centimetri, con un possibile margine di errore di mezzo centimetro. Il piede di Sempio, invece, misurerebbe circa 11,3 centimetri nella parte più larga.
Questa differenza rappresenta uno degli argomenti principali utilizzati dai legali per sostenere l’incompatibilità tra l’indagato e la traccia trovata nella villetta.
La questione assume particolare rilevanza perché l’impronta di scarpa è da anni uno degli elementi tecnici più discussi dell’intera vicenda giudiziaria.
Gli esperti: il piede può cambiare nel tempo
Durante il dibattito pubblico sul caso è intervenuto anche il professor Ernesto Di Pietro, docente di biomeccanica clinica all’Università San Raffaele.
L’esperto ha spiegato che la larghezza del piede può modificarsi nel corso degli anni. Sebbene la struttura ossea resti sostanzialmente invariata, tessuti molli, peso corporeo, postura e abitudini quotidiane possono influenzare le dimensioni della pianta del piede.
Secondo il docente, in assenza di particolari patologie, la variazione della larghezza può arrivare fino a circa un centimetro o poco più.
Questa osservazione introduce un ulteriore elemento di complessità nella valutazione delle misure attuali rispetto a quelle che potevano essere presenti nel 2007, anno dell’omicidio.
Garlasco: una nuova battaglia tra consulenze
Le differenze di interpretazione tra accusa e difesa sembrano destinate a sfociare in ulteriori approfondimenti tecnici.
Armando Palmegiani, consulente della difesa di Sempio, ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere una perizia specifica sulla misura del piede dell’indagato. L’obiettivo sarebbe quello di affidare la valutazione a un esperto nominato dal giudice, in modo da ottenere una verifica considerata neutrale dalle parti.
Nel frattempo anche la difesa di Alberto Stasi segue con attenzione l’evoluzione degli accertamenti. L’avvocato Antonio De Rensis ha precisato che il dibattito non riguarderebbe tanto l’identificazione della marca della scarpa, quanto piuttosto il corretto allineamento tra i dettagli della suola e l’impronta rilevata sulla scena del crimine.
Perché l’impronta è così importante
L’impronta della scarpa rappresenta da sempre uno degli elementi più delicati dell’inchiesta sul delitto di Garlasco.
Nel corso dei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, le tracce lasciate dalle calzature all’interno della villetta hanno avuto un peso significativo nelle ricostruzioni investigative. Anche la giurisprudenza successiva ha richiamato più volte il tema della compatibilità tra le impronte e le scarpe attribuite all’autore del delitto.
Oggi, con la riapertura delle indagini e il coinvolgimento di Andrea Sempio, quel reperto torna a occupare una posizione centrale.
Un confronto destinato a proseguire
La prova organizzata dalla difesa non chiude il dibattito e non rappresenta una perizia ufficiale, ma costituisce un nuovo tassello nella complessa battaglia tecnica che accompagna il caso.
Da una parte la Procura continua a sviluppare gli approfondimenti investigativi; dall’altra la difesa cerca di smontare le ipotesi accusatorie attraverso verifiche indipendenti e consulenze specialistiche.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, ogni dettaglio continua a essere analizzato con estrema attenzione. La questione dell’impronta a pallini, della misura delle scarpe e della compatibilità con il piede di Andrea Sempio potrebbe rappresentare uno dei prossimi fronti di confronto tra accusa e difesa nelle aule giudiziarie.
