• Ven. Mar 6th, 2026

Guerra, l’annuncio è arrivato: il dramma degli Italiani in crociera

Oltre 560 turisti italiani rimasti bloccati a Dubai a causa della guerra nel Golfo tornano a casa grazie al coordinamento di MSC Crociere e del Ministero degli Esteri.

 

Immaginate di essere in crociera, finalmente in vacanza, lontani dallo stress quotidiano. E poi svegliarvi nel cuore della notte con il rumore assordante di caccia militari che volano bassi sopra la nave. Esplosioni in lontananza. Il buio del Golfo Persico tutto attorno. È quello che hanno vissuto centinaia di italiani rimasti intrappolati a Dubai, mentre attorno a loro scoppiava la guerra.

La storia comincia alla fine di febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele lanciano una serie di attacchi militari contro l’Iran. La risposta di Teheran non si fa attendere: missili e droni piovono sui Paesi del Golfo, colpendo obiettivi negli Emirati Arabi Uniti e seminando il panico in tutta la regione. In poche ore, il traffico aereo va in tilt. Voli cancellati, aeroporti paralizzati, migliaia di turisti di ogni nazionalità senza una via d’uscita. E tra loro, oltre 560 italiani.

Sono i passeggeri di una nave MSC Crociere ferma nel porto di Dubai. In totale sulla nave ci sono circa cinquemila persone, provenienti da tutta Europa. Ma per i nostri connazionali la situazione si fa subito complicata: impossibile rientrare, impossibile sapere quando le cose si sarebbero normalizzate. L’unica certezza? Restare a bordo e aspettare.

Tra i bloccati c’è anche una coppia di turisti di Taranto, che come tanti altri aveva prenotato quella crociera mesi prima, sognando il lusso e il sole del Golfo. E poi c’è Sandro Colacione, un ventenne di Catanzaro, che in quei giorni concitati ha trovato il coraggio di raccontare cosa stava succedendo davvero a bordo. Le sue parole sono rimaste impresse: «Di giorno cerchiamo di distrarci, ma di notte si sentono i jet militari sopra la nave e le esplosioni in lontananza». Parole semplici, dirette, che restituiscono meglio di qualsiasi analisi geopolitica cosa significhi trovarsi nel mezzo di un conflitto quando sei lì per una vacanza.

La tensione a bordo, stando alle testimonianze, è cresciuta giorno dopo giorno. Nonostante MSC Crociere abbia garantito che la situazione sulla nave fosse sempre rimasta sotto controllo e che tutti i servizi fossero regolarmente disponibili, è evidente che vivere con quel sottofondo di guerra, con quella sensazione di essere in trappola, ha pesato enormemente sui passeggeri. Qualcuno ha chiamato i familiari in Italia in lacrime. Qualcun altro ha continuato ad aggiornarsi freneticamente sui social per capire quando e come sarebbe potuto tornare a casa.

Nel frattempo, la macchina dei rimpatri si è messa in moto lentamente ma con determinazione. MSC Crociere ha attivato un coordinamento serrato con diverse compagnie aeree, in particolare Emirates ed Etihad Airways, per individuare posti disponibili sui primi voli utili verso l’Europa. Non è stato semplice: molti vettori stavano seguendo un ordine di priorità basato sulla data originaria dei biglietti prenotati, il che significava che i crocieristi bloccati non erano automaticamente in cima alla lista. Per questo la compagnia ha fatto pressione affinché venisse riconosciuta la loro situazione di emergenza.

Sono state valutate anche soluzioni alternative: voli charter da Abu Dhabi e da Mascate, scali tecnici, rotte indirette. Tutto pur di far tornare a casa i passeggeri nel minor tempo possibile. In parallelo, il Ministero degli Affari Esteri italiano è stato coinvolto attivamente, coordinandosi con le rappresentanze diplomatiche italiane negli Emirati per seguire da vicino la vicenda e assistere i connazionali in difficoltà.

Oggi, finalmente, la svolta tanto attesa. Il primo gruppo di italiani è salito su un aereo diretto in Italia. Prima del decollo, uno dei passeggeri ha parlato in diretta con RaiNews dall’interno dell’aereo, con una voce che tradiva ancora l’emozione di chi ha vissuto giorni difficili: la situazione sembra risolta, ha detto, e con ogni probabilità non sarebbero rimasti altri italiani a bordo della nave.

Una notizia che fa tirare un sospiro di sollievo a tante famiglie italiane che in questi giorni hanno seguito con il fiato sospeso l’evolversi della crisi. Perché dietro ogni nome, dietro ogni passeggero bloccato su quella nave, c’era qualcuno a casa che aspettava. Un genitore, un figlio, un partner che guardava le notizie dalla guerra nel Golfo e pensava: e i miei quando tornano?

Questa storia ci ricorda quanto il mondo sia cambiato e quanto velocemente una vacanza possa trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Ma ci dice anche che, anche nei momenti più difficili, c’è una macchina solidale che si mette in moto: compagnie, istituzioni, diplomatici. Gente che lavora perché altri possano tornare a casa.

E adesso ditemi la vostra nei commenti: voi lo avreste mai immaginato di restare bloccati in mezzo a una guerra durante una crociera? E cosa avreste fatto al posto di questi passeggeri?