Solovyov insulta Meloni in italiano sulla tv russa: il propagandista del Cremlino attacca la premier dopo il Drone Deal con Zelensky. Tajani convoca l’ambasciatore russo Paramonov. Caso diplomatico tra Roma e Mosca.
La crisi diplomatica che nessuno si aspettava: quando la propaganda russa ha scelto di parlare italiano
C’è un dettaglio che, più di ogni altro, racconta la gravità di quello che è accaduto: Vladimir Solovyov, il più noto propagandista della televisione di Stato russa, ha deciso di insultare Giorgia Meloni nella nostra lingua. Non in russo, non attraverso un traduttore. In italiano, direttamente in diretta, davanti a milioni di telespettatori. Un gesto che non è solo volgare — è calcolato.
Chi è Vladimir Solovyov e perché il Cremlino lo usa come megafono
Solovyov non è un semplice conduttore televisivo. È uno degli uomini più vicini a Vladimir Putin nell’ecosistema della propaganda di Stato, con un programma su Rossija 1, una presenza massiccia su Telegram e YouTube e la capacità di orientare il sentimento pubblico russo su temi di politica estera. È stato sanzionato da Unione Europea, Stati Uniti, Regno Unito e Canada. L’Italia, in particolare, gli ha sequestrato due ville sul lago di Como dal valore di circa 8 milioni di euro.
Non è la prima volta che attacca il nostro Paese. Un anno fa aveva definito Meloni e Macron i “cavalieri dell’Apocalisse”. Ma quello che ha fatto questa volta è diverso: ha scelto deliberatamente l’italiano per veicolare il messaggio, come se volesse rivolgersi direttamente all’opinione pubblica italiana, scavalcando i media tradizionali.
Le parole irripetibili di Solovyov contro la premier italiana
Nel corso di una puntata del programma Polnyj Kontakt — traducibile come “Full Contact” — Solovyov ha definito Meloni una “vergogna della razza umana”, “idiota patentata”, “cattiva donnuccia”, per poi chiudersi con un epiteto osceno che unisce una parolaccia al cognome della premier. Ha aggiunto: “Il tradimento è il suo secondo nome. Ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà.”
Un attacco che non lascia spazio a interpretazioni: è la risposta rabbiosa di Mosca alla postura sempre più netta dell’Italia al fianco dell’Ucraina.
Il contesto: il Drone Deal con Zelensky e la nuova linea italiana
L’escalation verbale di Solovyov non è casuale. Arriva a pochi giorni dalla visita a Roma del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante la quale l’Italia ha siglato quello che è stato definito il “Drone Deal”: un accordo strategico per la produzione congiunta di droni militari, che integra le capacità industriali italiane con l’esperienza bellica di Kiev. Un’intesa che ha provocato una reazione immediata da parte della propaganda russa.
Meloni aveva ribadito, negli incontri a Palazzo Chigi e al Quirinale, la “posizione chiara dell’Italia a sostegno dell’Ucraina”. Mosca ha risposto con quello che sa fare meglio: la delegittimazione mediatica.
La risposta istituzionale: Tajani convoca l’ambasciatore Paramonov
La reazione del governo italiano è stata rapida. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore russo a Roma, Paramonov, per esprimere “formali proteste” dopo le “gravissime e offensive dichiarazioni”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato come non ricordi “una tv di Stato di qualsivoglia nazione prodursi in un attacco così volgare e inaccettabile”.
Solidarietà trasversale: da Schlein a Conte, tutta la politica italiana si schiera
Il caso ha prodotto un raro momento di unità politica. La segretaria del Pd Elly Schlein ha condannato “le inaccettabili accuse nei confronti di Meloni”, ricordando che “chi insulta i rappresentanti delle istituzioni italiane offende l’intero Paese”. Giuseppe Conte ha parlato di “inqualificabili e volgari offese personali”. Matteo Renzi, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Camera Lorenzo Fontana hanno tutti espresso solidarietà alla premier, con toni che raramente si sentono su altri temi.
Un attacco in italiano: la strategia comunicativa di Mosca
Il fatto che Solovyov abbia scelto deliberatamente la lingua italiana per i suoi insulti è, forse, l’elemento più significativo dell’intera vicenda. Non stava parlando al suo pubblico russo. Stava inviando un messaggio all’Italia. Un messaggio di pressione, di intimidazione, forse di frustrazione per una premier che sembrava potenzialmente più “morbida” nei confronti di Mosca e che invece ha scelto una linea netta a sostegno di Kiev.
Non è propaganda. È geopolitica travestita da talk show.
Cosa ne pensate? La risposta diplomatica dell’Italia è stata sufficiente, o Roma avrebbe dovuto fare di più? Scrivetelo nei commenti.
