L’uomo fermato dopo l’investimento di Modena aveva già allertato il Centro di Salute Mentale nel 2022 per disturbi schizoidi. Una donna ha perso le gambe, l’antiterrorismo indaga.
Un’auto che punta deliberatamente i passanti. Una donna con le gambe amputate. Un uomo che scappa a piedi con un coltello in mano e accoltella chi tenta di bloccarlo. Il centro di Modena si è trasformato in una scena da incubo. Quello che è successo in via Emilia Centro ha scosso l’Italia intera e ha riacceso il dibattito su sicurezza, salute mentale e prevenzione.
Chi è Salim El Koudri, il fermato dell’investimento di Modena
Salim El Koudri ha 31 anni. È un italiano di seconda generazione, nato in provincia di Bergamo da famiglia di origini marocchine. Risiede a Ravarino, un piccolo comune in provincia di Modena, dove gli inquirenti hanno condotto perquisizioni nella sua abitazione nella serata dell’investimento.
Dal punto di vista formativo, El Koudri è laureato in economia aziendale. Al momento dei fatti risultava disoccupato. Incensurato. Nessun precedente penale. Eppure il suo nome non era del tutto sconosciuto alle autorità sanitarie.
Il passato psichiatrico e il “caso perso” del 2022
È questo il dettaglio che pesa di più. La prefetta di Modena, Fabrizia Triolo, ha confermato che nel 2022 El Koudri era stato “attenzionato dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizoidi”. Una segnalazione. Un monitoraggio. Poi, però, il sistema lo aveva perso di vista: “se ne erano però perdute le tracce”, ha dichiarato la prefetta.
Quattro anni dopo, quell’uomo è tornato al centro dell’attenzione nel modo peggiore possibile.
La dinamica dell’attacco in via Emilia Centro
La sera dell’evento, El Koudri ha imboccato via Emilia Centro a bordo della sua Citroen C3 e ha puntato direttamente sui passanti sul marciapiede. L’auto ha travolto otto persone, poi si è schiantata contro la vetrina di un negozio. A quel punto, El Koudri è sceso dal veicolo e ha tentato la fuga a piedi, brandendo un coltello.
I feriti e le condizioni più gravi
Il bilancio è pesante: otto persone investite, quattro in condizioni gravi. Una donna di 55 anni, elitrasportata all’ospedale Maggiore di Bologna, è in pericolo di vita. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha confermato che la stessa o un’altra paziente grave ha subito l’amputazione delle gambe a causa dell’impatto diretto con il veicolo.
Il cittadino eroe che lo ha fermato
Non sono state le forze dell’ordine a immobilizzare per prime El Koudri, ma un gruppo di passanti. Luca Signorelli, uno di loro, ha raccontato a SkyTG24 di essersi lanciato all’inseguimento del fuggitivo. “È partita una colluttazione — ha detto — mi sono arrivati due fendenti, uno al cuore e l’altro alla testa.” Nonostante le ferite, Signorelli e altri quattro o cinque cittadini sono riusciti a bloccare El Koudri e a consegnarlo alla polizia.
Il sindaco Mezzetti li ha ringraziati pubblicamente per “il coraggio e il senso civico” dimostrati.
L’antiterrorismo di Bologna segue il caso
Uno degli aspetti che ha alimentato la tensione mediatica e istituzionale è il coinvolgimento dell’antiterrorismo. I pm del gruppo antiterrorismo della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, stanno monitorando l’evolversi delle indagini, in attesa dei risultati degli accertamenti delegati alla Digos.
Nessuna pista è formalmente esclusa. Non quella della malattia mentale, non quella del radicalismo, non quella di un gesto isolato. L’inchiesta è nella sua fase più delicata.
I profili social oscurati e il silenzio della rete
Dopo il fermo di El Koudri, tutti i suoi profili social sono stati oscurati. Una mossa che complica ulteriormente le indagini sull’eventuale movente, ma che è diventata subito un elemento di cronaca a sé. Chi lo ha fatto? Quando? Per quale ragione? Sono domande che gli inquirenti stanno cercando di rispondere.
Le reazioni istituzionali
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato direttamente il sindaco di Modena per esprimere vicinanza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il gesto “gravissimo” e ha dichiarato di confidare che “il responsabile risponda fino in fondo delle sue azioni”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è rimasto in costante contatto con il prefetto di Modena e le altre autorità locali.
Il nodo della salute mentale e della prevenzione
Il caso riapre un dibattito che in Italia ritorna ciclicamente: cosa succede quando il sistema sanitario “perde le tracce” di una persona con un disturbo psichiatrico conclamato? El Koudri era stato segnalato. Monitorato. Poi dimenticato. Tra la segnalazione del 2022 e l’investimento del centro di Modena, sono passati anni in cui nessuno ha verificato le sue condizioni.
Questo non significa automaticamente che la malattia mentale sia il movente dell’attacco. Le indagini sono aperte e nessun elemento è ancora definitivo. Ma pone interrogativi seri su come il sistema di welfare psichiatrico gestisce i casi a rischio.
Cosa ne pensate? Credete che si potesse prevenire? Scrivete la vostra opinione nei commenti: il dibattito su sicurezza e salute mentale riguarda tutti noi.
