A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, un uomo che sostiene di essere stato a Garlasco il giorno del delitto racconta di aver visto una donna bionda in bicicletta poco prima dell’assassinio. Il testimone, intervistato in televisione, afferma inoltre di aver ricevuto minacce dopo aver riferito la sua versione agli investigatori, riaccendendo l’attenzione su uno dei casi di cronaca più discussi d’Italia.
Delitto di Garlasco, un nuovo racconto riporta l’attenzione sul caso Chiara Poggi
Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi continua a far discutere l’opinione pubblica e a generare nuovi interrogativi. A riaccendere il dibattito è la testimonianza di un uomo che sostiene di essersi trovato a Garlasco il 13 agosto 2007, proprio nelle ore in cui la giovane venne uccisa nella sua abitazione.
L’uomo ha deciso di raccontare pubblicamente la propria versione durante un’intervista trasmessa nel programma televisivo “Filorosso” su Rai 3. Dopo essere apparso inizialmente senza mostrare il volto, è tornato davanti alle telecamere dichiarando apertamente di essere pronto a sostenere la veridicità delle sue affermazioni.
Secondo il suo racconto, quel giorno si trovava nel comune pavese per motivi di lavoro e avrebbe notato una donna bionda in bicicletta che gli sarebbe rimasta particolarmente impressa.
Perché si trovava a Garlasco il giorno dell’omicidio
L’uomo spiega di essere arrivato a Garlasco alcuni giorni prima di un importante evento previsto per Ferragosto presso la discoteca Le Rotonde.
L’appuntamento di lavoro
Secondo quanto riferito, il suo compito era quello di occuparsi dell’allestimento della struttura in vista di una manifestazione molto importante per il periodo estivo.
Arrivato con anticipo rispetto agli impegni professionali, avrebbe deciso di passeggiare per il paese. Un dettaglio che ricorda ancora oggi con precisione è la quasi totale assenza di persone per le strade.
«Mi sembrava un paese deserto», racconta, spiegando che durante la sua passeggiata avrebbe incrociato soltanto poche persone.
Proprio quella situazione insolita, secondo lui, avrebbe contribuito a fissare nella memoria alcuni particolari che oggi ritiene ancora molto nitidi.
L’incontro con la donna bionda in bicicletta
L’elemento centrale della sua testimonianza riguarda una giovane donna che avrebbe visto transitare in bicicletta.
Il testimone sostiene di ricordare con particolare chiarezza quel momento perché ci sarebbe stato uno scambio di sguardi tra lui e la ragazza.
«Aveva fretta e uno sguardo che non ho dimenticato»
Nel ricostruire l’episodio, l’uomo spiega di aver osservato la donna anche dopo il primo incrocio visivo.
Secondo il suo racconto, la ragazza stava pedalando molto velocemente e avrebbe attirato la sua attenzione proprio per questo motivo.
Pur precisando di non aver avuto la sensazione di assistere a una fuga, afferma di aver percepito una notevole urgenza nei suoi movimenti.
L’aspetto che più gli sarebbe rimasto impresso è però lo sguardo della donna, descritto come particolarmente intenso e insolito.
La descrizione dell’abbigliamento
Nel corso dell’intervista il testimone ha fornito anche una descrizione dettagliata dell’aspetto della ragazza.
Secondo il suo racconto, indossava un completo di colore nero composto da una maglietta e da pantaloni scuri. Ricorda inoltre la presenza di occhiali appoggiati sulla testa.
Anche la bicicletta sarebbe rimasta impressa nella sua memoria. L’uomo la descrive come una bici nera con raggi metallici che riflettevano la luce del sole.
Si tratta di dettagli che, a suo dire, non avrebbe mai dimenticato nel corso degli anni.
Perché non parlò subito agli investigatori
Uno degli aspetti che ha suscitato maggiori interrogativi riguarda il lungo intervallo di tempo trascorso prima che il testimone decidesse di raccontare pubblicamente ciò che sostiene di aver visto.
L’uomo ha spiegato di non aver mai sentito la necessità di intervenire negli anni immediatamente successivi all’omicidio.
Il timore delle conseguenze
Durante l’intervista ha dichiarato di non provare rimpianti per non aver testimoniato all’epoca dei fatti.
Secondo il suo racconto, osservando quanto accaduto ad altre persone coinvolte nel caso nel corso degli anni, non riteneva opportuno esporsi direttamente.
Ha inoltre precisato che la vicenda non aveva mai occupato un posto centrale nei suoi pensieri fino a tempi più recenti.
La decisione di parlare dopo molti anni
L’uomo afferma che qualcosa è cambiato nel corso dell’ultimo anno.
Spiega infatti di aver deciso di rivolgersi agli investigatori perché convinto che nella vicenda esistano ancora aspetti poco chiari.
«Mi ha spinto la coscienza»
Secondo il testimone, la scelta di farsi avanti sarebbe stata dettata dalla volontà di contribuire alla ricerca della verità.
Nell’intervista ha ribadito di non avere alcun motivo per inventare la propria storia e si è detto disponibile ad affrontare eventuali verifiche.
Ha anche replicato alle critiche ricevute, sostenendo che, qualora le autorità ritenessero false le sue dichiarazioni, potrebbero contestargliele formalmente.
I dubbi sui contatti telefonici
Tra le questioni emerse vi è anche quella relativa ai numeri di telefono utilizzati all’epoca dei fatti.
Il testimone ha spiegato che, nel periodo in questione, disponeva di più utenze telefoniche.
Per questo motivo ritiene possibile aver fornito agli investigatori un numero diverso da quello utilizzato proprio la mattina del 13 agosto 2007.
Secondo la sua versione, un eventuale errore sarebbe riconducibile esclusivamente alla presenza di più telefoni in uso e non a una volontà di nascondere informazioni.
Il racconto delle presunte minacce
Uno dei passaggi più delicati della testimonianza riguarda quanto sarebbe accaduto dopo il colloquio con i carabinieri.
L’uomo sostiene infatti di aver ricevuto una visita intimidatoria presso la propria abitazione.
«Mi dissero di farmi gli affari miei»
Secondo il suo racconto, circa venti giorni dopo aver parlato con gli investigatori, due persone si sarebbero presentate davanti alla sua porta.
Le descrive come individui dall’aspetto poco rassicurante.
Dopo aver aperto, sostiene di essersi sentito rivolgere una frase molto precisa: l’invito a non occuparsi della vicenda di Garlasco e a non parlare ulteriormente di quanto sapeva.
L’episodio sarebbe durato pochi istanti.
La Polo nera
Il testimone afferma di ricordare anche il veicolo utilizzato dai due uomini.
Secondo la sua ricostruzione, sarebbero arrivati a bordo di una Volkswagen Polo nera, fermandosi brevemente davanti alla sua abitazione.
Dopo aver pronunciato quelle parole, si sarebbero allontanati immediatamente senza ulteriori spiegazioni.
Un racconto che riaccende il dibattito
Le dichiarazioni del nuovo testimone stanno alimentando nuove discussioni attorno al delitto di Chiara Poggi, uno dei casi giudiziari più seguiti della cronaca italiana degli ultimi decenni.
Al momento si tratta di affermazioni rese pubblicamente dall’uomo e che dovranno essere valutate dagli investigatori per verificarne l’attendibilità e l’eventuale rilevanza ai fini dell’inchiesta.
Resta il fatto che, a distanza di quasi vent’anni dai fatti, il caso continua a suscitare interesse e interrogativi, mentre ogni nuova testimonianza contribuisce ad alimentare il confronto pubblico su una vicenda che continua a segnare la memoria collettiva del Paese.
