Marina Berlusconi passa all’offensiva in Forza Italia dopo la sconfitta al referendum. Gasparri nel mirino, Lotito raccoglie firme. Il futuro di Tajani è appeso a un filo.
C’è un momento in cui la pazienza finisce e i conti si regolano. Per Forza Italia quel momento è arrivato. La sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia — il progetto bandiera del partito, figlio diretto dell’eredità politica di Silvio Berlusconi — ha aperto una ferita che le dichiarazioni istituzionali di Antonio Tajani non riescono a rimarginare. E da Arcore, la famiglia Berlusconi ha fatto capire in modo inequivocabile che qualcosa deve cambiare.
Marina Berlusconi in campo: la famiglia chiede responsabilità
Marina Berlusconi non è una figura di sfondo. È la custode dell’eredità del Cavaliere, la persona che meglio di chiunque altro incarna la visione liberale, moderata e pragmatica che Forza Italia ha sempre rivendicato come sua identità. Quando Marina parla, il partito ascolta. E questa volta il messaggio è tutt’altro che rassicurante per la leadership di Tajani.
Insieme al fratello Pier Silvio, Marina si era esposta pubblicamente durante la campagna referendaria. Aveva spinto, aveva creduto nel progetto. Il risultato — una bocciatura netta da parte degli elettori — pesa doppio: è una sconfitta politica, ma anche una sconfitta personale. E la parola che circola nei corridoi del partito, quella che arriva direttamente da Arcore, è una sola: responsabilità.
Chi paga il prezzo della sconfitta?
La risposta, almeno nella visione che emerge dai vertici della famiglia Berlusconi, ha un nome preciso: gli uomini di Tajani. Quelli che hanno gestito la campagna, che hanno impostato la comunicazione, che hanno trasformato un referendum sulla giustizia in una guerra frontale contro la magistratura — uno stile che si discosta nettamente dall’equilibrio liberale che Marina aveva più volte invocato, chiedendo di “liberare il dibattito” dalle gabbie ideologiche.
Lotito in azione: pressing per le dimissioni di Gasparri
La mossa più concreta arriva da Claudio Lotito, senatore e figura di riferimento della corrente più vicina alla famiglia Berlusconi. Lotito sta raccogliendo firme per chiedere le dimissioni di Maurizio Gasparri dalla guida del gruppo parlamentare al Senato. Un’operazione silenziosa, costruita nei corridoi di Palazzo Madama, lontana dai riflettori.
Tra i nomi che avrebbero già aderito spiccano quelli di Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, due figure di peso all’interno del partito. Il segnale è chiaro: la base forzista non è compatta dietro Tajani, e la finestra di vulnerabilità si è aperta.
Stefania Craxi come alternativa?
Sullo sfondo di questa manovra emerge un nome che ha il sapore di una sfida simbolica: Stefania Craxi. Figlia di Bettino, con un profilo internazionale consolidato e una storia politica che attraversa decenni, Craxi sarebbe tra le ipotesi per sostituire Gasparri alla guida del gruppo senatoriale. Una scelta che manderebbe un segnale preciso: Forza Italia vuole tornare a un’identità più nitida, meno subalterna alle dinamiche del centrodestra a trazione Meloni.
Tajani: “Il governo è saldo”. Ma il partito non ci crede
Di fronte alle fibrillazioni interne, Tajani ha scelto la linea della calma istituzionale. “Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo”, ha dichiarato il segretario con toni quasi notarili. Ha ribadito che il governo è saldo, che non ci sono scosse in arrivo, e ha spostato l’attenzione sulle prossime priorità: la legge elettorale e il lavoro in sede europea con il Partito Popolare.
Ma questa narrazione fatica a reggere. Perché dentro il partito — lontano dalle telecamere e dai comunicati ufficiali — cresce il malumore. Le parole di Tajani suonano come una linea difensiva, non come un progetto. E la sua citazione di Vujadin Boškov — “la partita finisce quando l’arbitro fischia” — ha l’amaro sapore di un epitaffio: il fischio è arrivato, e il risultato è stato devastante.
Il fantasma di Palazzo Chigi
A Palazzo Chigi la situazione viene monitorata con crescente preoccupazione. Il timore è che da Arcore possa partire la richiesta di una vera e propria virata politica, un riposizionamento che porti Forza Italia a smarcarsi dall’asse Meloni-Salvini e a recuperare uno spazio autonomo nel panorama politico italiano.
Tajani smentisce con forza: “Forza Italia resterà nel centrodestra”. Ma le fibrillazioni interne raccontano un’altra storia, fatta di correnti sotterranee, contatti discreti e riposizionamenti silenziosi.
Il nodo delle diserzioni: Sicilia, Calabria e i voti perduti
L’analisi del voto referendario aggiunge benzina al fuoco. Le diserzioni elettorali nel Sud Italia — in particolare in Sicilia e Calabria, territori storicamente fertili per Forza Italia — sono tra i dati più preoccupanti. Il partito ha perso pezzi del suo elettorato tradizionale, quello moderato, cattolico e meridionale che aveva costruito il successo del Cavaliere negli anni Novanta e Duemila.
Nell’analisi della famiglia Berlusconi entrano anche fattori esterni: dall’ombra ingombrante di Donald Trump alla crisi con l’Iran, scenari internazionali che hanno complicato il contesto. Ma le criticità interne — le “sbandate del ministero della Giustizia”, le dichiarazioni controverse, la comunicazione aggressiva — pesano di più, perché erano controllabili.
Cosa succede adesso in Forza Italia
Le prossime settimane saranno decisive. Riunioni, confronti, conti da regolare. La domanda che attraversa il partito è una sola: chi guiderà Forza Italia fuori dalla crisi? Tajani è in bilico, ma non è ancora finito. Ha ancora l’appoggio di una parte del partito, e la sua esperienza in politica estera gli garantisce un ruolo riconosciuto in sede europea.
Ma il vento che soffia da Arcore è cambiato. Marina Berlusconi non perdona le sconfitte evitabili, e quella del referendum — su un terreno così carico di significato simbolico — è la più evitabile di tutte.
E voi cosa ne pensate? Tajani riuscirà a tenere il controllo di Forza Italia, oppure Marina Berlusconi è pronta a ribaltare il tavolo? Scrivetelo nei commenti: vogliamo sentire la vostra opinione.
