Il racconto drammatico di una notte di paura: legittima difesa o giustizia estrema? Ecco cosa sta succedendo…
C’è chi si sveglia col suono della sveglia, e chi invece con i vetri che vanno in frantumi.
Jonathan dormiva, dopo una giornata di lavoro. In casa, da solo, non immaginava certo l’incubo che stava per vivere.
Fuori, tre uomini scendono da un’auto. Vengono da un campo Sinti lontano 150 chilometri. Suonano il campanello. Nessuna risposta. Pensano che la casa sia vuota. Ma sbagliano.
I ladri sfondano la porta-finestra. Dentro c’è Jonathan, 33 anni, dottorando universitario. Si sveglia di colpo, sente i rumori, capisce che è in pericolo. Afferra un coltello da trekking. E affronta l’incubo a viso aperto.
Il confronto è violento. Uno dei ladri, Adamo Massa, con un passato pesante di truffe, lo colpisce in pieno volto. Cerca di immobilizzarlo. Ma Jonathan reagisce: un colpo secco, deciso. Il coltello penetra nel petto dell’aggressore.
I complici fuggono. Trascinano il corpo ferito per 25 chilometri fino all’ospedale di Magenta. Troppo tardi. Adamo Massa muore prima che i medici possano intervenire.
Ma la storia non finisce lì. La notizia rimbalza a Torino, nel campo Rom. In duecento partono per Magenta, assediano l’ospedale, sfondano l’ingresso del Pronto Soccorso. Vogliono vedere il corpo. La tensione esplode. Forze dell’ordine in assetto antisommossa intervengono per riportare la calma.
Intanto, Jonathan racconta tutto ai carabinieri. Il pm lo ascolta, ricostruisce i fatti. E conclude: legittima difesa. Per ora non c’è accusa di omicidio, solo tentata rapina. Ma si attende l’autopsia.
È una vicenda che accende il dibattito: reazione o eccesso? Giustizia o pericolo scampato?
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