• Ven. Mar 13th, 2026

Prezzo carburante, lo Stato ti deruba alle pompe: la verità che nessuno vuole dirti

Il gasolio ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro in tutta Italia. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha risposto con il più grande rilascio di riserve strategiche della storia. Ma basterà davvero a fermare la corsa dei prezzi?

Una crisi energetica senza precedenti: colpa della guerra in Medio Oriente

 

Da settimane gli italiani fanno i conti con prezzi dei carburanti in costante aumento. Ma nelle ultime ore la situazione è precipitata: il diesel self-service ha raggiunto i 2,03 euro al litro, ai massimi dal luglio del 2022. In autostrada, in modalità servito, si arriva persino a 2,35 euro al litro. La benzina, dal canto suo, ha superato quota 1,81 euro, livello che non si vedeva dal marzo 2025.

La causa è geopolitica, concreta e lontana: lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, è di fatto bloccato a causa del conflitto che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti, scoppiato il 28 febbraio 2026. Le petroliere non riescono ad attraversarlo, le forniture si riducono, i mercati reagiscono con violenza. Il Brent ha sfiorato i 119,5 dollari al barile, il picco più alto dal 2022.

La risposta mondiale: 400 milioni di barili di riserve strategiche

Di fronte a questa emergenza globale, i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) hanno preso una decisione storica: rilasciare sul mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche di emergenza.

Si tratta del più grande sblocco di scorte petrolifere mai deciso nella storia dell’Agenzia, fondata nel 1974. Per fare un confronto: nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, vennero immessi sul mercato 182 milioni di barili — meno della metà.

Il direttore esecutivo della IEA, Fatih Birol, ha parlato chiaro: “I Paesi dell’IEA hanno deciso all’unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza della nostra storia. L’obiettivo è compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz.”

Germania, Giappone e Spagna hanno già confermato la propria partecipazione. Berlino sbloccherà il 12% delle sue riserve strategiche. Tokyo agirà in modo indipendente ma coordinato. Anche l’Italia, in quanto membro IEA, è obbligata per legge a mantenere scorte pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette e parteciperà alla manovra.

Perché il diesel costa più della benzina? La doppia trappola fiscale e geopolitica

Fino a pochi mesi fa, il gasolio costava sistematicamente meno della benzina. Oggi non è più così, e ci sono due motivi precisi.

Il primo è fiscale: con la legge di bilancio 2026, l’Italia ha allineato le accise di benzina e gasolio, fissandole entrambe a 672,90 euro per mille litri. Il diesel ha perso il vantaggio fiscale che lo accompagnava da anni — e senza più quel “cuscinetto”, è più esposto ai rialzi internazionali.

Il secondo è geopolitico: attraverso lo Stretto di Hormuz transitavano oltre 400mila barili al giorno di diesel, di cui circa un terzo diretto in Europa. Quando quella rotta si blocca, il mercato dei distillati medi — diesel e jet fuel — si tende molto più velocemente rispetto a quello della benzina. Il risultato è un effetto a cascata che colpisce non solo gli automobilisti, ma l’intera economia: trasporti, logistica, prodotti alimentari, prezzi al dettaglio.

Speculazioni alla pompa: l’allarme degli autotrasportatori

A peggiorare il quadro ci sono anche le presunte speculazioni nella filiera. L’associazione Ruote Libere, guidata dalla presidente Cinzia Franchini, ha sollevato un allarme preciso: diverse imprese di autotrasporto avrebbero ricevuto pressioni dai fornitori di carburante per acquistare gasolio a oltre 2 euro al litro, con previsioni — poi rivelatesi esagerate — di prezzi prossimi ai 3 euro.

“Il petrolio scende in modo significativo ma il gasolio resta caro,” ha dichiarato Franchini. “È la dimostrazione che la speculazione continua a correre più veloce delle istituzioni.” Anche il ministro Matteo Salvini ha parlato apertamente di possibili speculazioni nella filiera dei carburanti.

Cosa fa il governo italiano? La mossa delle accise mobili

Il governo Meloni sta studiando l’attivazione del meccanismo delle accise mobili: un sistema che utilizza le maggiori entrate IVA generate dall’aumento del prezzo del petrolio per ridurre le accise, mantenendo i prezzi alla pompa più stabili.

Il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo ha chiesto al governo di attivarsi subito. L’opposizione propone di estendere lo stesso sistema anche al gas. L’eventuale intervento potrebbe arrivare attraverso un decreto legge, ma i tempi restano incerti.

Basterà lo sblocco delle riserve? Gli esperti frenano l’ottimismo

Nonostante la portata storica della decisione IEA, gli esperti invitano alla cautela. Il Codacons ha messo in guardia i consumatori: il rilascio delle riserve strategiche serve principalmente a evitare una carenza immediata di petrolio sul mercato internazionale, non necessariamente a far calare i prezzi alla pompa in tempi brevi.

“Permane un fondato dubbio sulla reale capacità di questa misura di produrre una riduzione concreta dei prezzi alla pompa,” si legge in una nota dell’associazione. Con il conflitto in Medio Oriente ancora in corso e lo Stretto di Hormuz non pienamente operativo, la situazione rimane volatile. Il Codacons stima un’inflazione annuale tra il 2,2% e il 2,6% entro l’estate, se i prezzi dovessero mantenersi su questi livelli.

Conclusione: il caro carburanti è una bomba sociale

Il diesel a oltre 2 euro al litro non è solo un dato economico: è una bomba sociale. Colpisce chi lavora, chi si sposta, chi gestisce un’impresa, chi fa la spesa. L’Italia è tra i Paesi più vulnerabili, visto che quasi un quinto delle importazioni di petrolio arriva dai Paesi del Golfo attraverso proprio lo Stretto di Hormuz.

Le risposte — dallo sblocco delle riserve internazionali alle accise mobili domestiche — sono in campo. Ma la vera soluzione dipende da quando e come si concluderà il conflitto in Medio Oriente. E quella, per ora, resta una domanda senza risposta.

E tu? Come stai affrontando il caro carburanti? Hai già cambiato le tue abitudini di guida o stai riducendo i consumi? Dillo nei commenti: il tuo punto di vista conta.