• Sab. Lug 20th, 2024

Aperta Inchiesta Sui Braccianti: L’Italia Ha Un Grosso Problema!

Il bracciante indiano morto qualche giorno fa ha fatto alzare un polverone mediatico non indifferente: è stata aperta una grossissima inchiesta su tutti i braccianti irregolari in Italia. Ecco che cosa succederà!

 

Le condizioni dei lavoratori indiani nell’Agro Pontino sono drammatiche. Costretti a lavorare sotto qualunque condizione atmosferica, per paghe da fame che vengono corrisposte dopo mesi, molti aspettano di ricevere i documenti o lavorano in clandestinità. Il tragico caso di Satnam Singh, il 31enne indiano morto dopo essere stato abbandonato in fin di vita col braccio amputato, ha riacceso i riflettori sulla situazione del caporalato in Italia. La zona di Latina, dove è avvenuto il fatto, ospita il maggior numero di cittadini indiani in Italia. Oltre a un impiego nella raccolta di ortaggi e frutta, però, trovano anche l’inferno. Costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, sotto qualunque condizione atmosferica, per paghe molto basse, in attesa di ricevere i documenti o in clandestinità. Molti vengono anche drogati con stupefacenti o antidolorifici per non far percepire dolore e stanchezza.

Un reportage de Il Messaggero rivela che l’Agro Pontino conta circa 30.000 braccianti indiani, provenienti soprattutto dal Punjab. Le famiglie vendono tutto per pagare il viaggio ai loro figli e ai giovani delle loro comunità, un viaggio che può costare fino a 9.000 euro, quasi cinque volte lo stipendio medio annuo. Il pacchetto comprende tutto, compresa la guida che porterà l’aspirante bracciante dall’aeroporto ai campi. Ma la speranza di un futuro migliore si trasforma rapidamente in un incubo.

Ai 17.000 lavoratori regolarizzati si contrappongono circa 12.000 in attesa di documenti, molti dei quali clandestini. Il loro contributo è fondamentale per il settore agroalimentare della provincia. Nei campi tra Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina, gli indiani raccolgono e confezionano tutte le colture, dai pomodori ai kiwi. Che ci siano 40 gradi o si vada sottozero, i lavoratori non possono fermarsi. I datori di lavoro glielo impongono, trattandoli come animali, insultandoli e mandandoli allo sbaraglio senza formazione o dispositivi di sicurezza. “Si dimenticano che siamo esseri umani”, ha raccontato il 36enne Mandeep Singh, ex bracciante in Italia dal 2017.

L’inchiesta pubblicata da Il Messaggero rivela inoltre che le paghe proposte dai datori di lavoro sono misere: spesso non arrivano a 3 euro all’ora. Per i lavoratori “invisibili”, questi pagamenti vengono fatti in nero e in moltissimi casi vengono versati dopo mesi, impedendo ai braccianti di inviare denaro alle loro famiglie in India e di trovare una sistemazione dignitosa in Italia. La stragrande maggioranza dorme in container senza acqua o elettricità, o addirittura nei capannoni di raccolta. Una vita e turni massacranti. Per non far sentire la fatica, i datori di lavoro costringono i braccianti ad assumere stupefacenti e antidolorifici. Come emerso dalle indagini della Procura di Latina, una delle sostanze più usate è il bulbo del papaver somniferum essiccato, detto la “droga degli ultimi”, uno scarto della produzione dell’eroina.

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